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Approfondimenti
LE EMOZIONI DELL’INFANZIA CONDIZIONANO LE SCELTE FUTURE.
Rifacendomi a quanto veniva detto in tempi antichi, il segno di un evento dell’infanzia è come una traccia nel cemento fresco, nella persona che lo ha vissuto rimarrà indelebile per tutta la vita: condizionerà, in bene o in male, le scelte che l’individuo si troverà ad affrontare nel percorso della propria esistenza. Proprio in questi […]

Rifacendomi a quanto veniva detto in tempi antichi, il segno di un evento dell’infanzia è come una traccia nel cemento fresco, nella persona che lo ha vissuto rimarrà indelebile per tutta la vita:
condizionerà, in bene o in male, le scelte che l’individuo si troverà ad affrontare nel percorso della propria esistenza.
Proprio in questi giorni in cui assistiamo a continue scene di distruzioni e bombardamenti in svariati scenari bellici, affiorano in me riflessioni che nascono dai ricordi dell’infanzia.
Se l’emozioni per eventi drammatici non vissuti in prima persona, sono depositate nel profondo dei ricordi dall’infanzia, possiamo comprendere e immaginare quanto sia terrificante e sconvolgente per coloro che soffrono in tenera età a causa di ferite, sia fisiche e che psichiche, sopravvivere in condizioni di vita prive di indispensabili fonti di sostentamento.
Rimane ancora una speranza?
Ero un giovane studente che si affacciava al mondo delle scienze e della medicina con tanto entusiasmo, con la speranza di essere utile nella cura e nell’assistenza per le persone sofferenti.
Intrapresi questo percorso di studi spinto da un ricordo che aveva segnato indelebilmente la mia infanzia: ero bambino, quando scoprii il motivo che provocava uno strano modo di camminare di un mio caro zio. Entrambe le sue gambe, sotto il ginocchio, erano protesi di legno! Erano state amputate a causa dello scoppio di una granata, penetrata in casa durante i bombardamenti della II guerra mondiale. A vent’anni…, nel giorno del suo compleanno!
Le condizioni di vita in quei paesi di campagna, in quei giorni drammatici, rendevano più gravi le conseguenze delle ferite subite: infatti, il ragazzo stesso era stato colpito da schegge, ma il trasporto in ospedale avveniva, con mezzi improvvisati, solo pochi giorni dopo. Tutto quel tempo, trascorso senza cure, aveva causato lo sviluppo della cancrena.
Infine, mentre era in ospedale, si verificò un’altra esplosione che causò diverse vittime civili, inclusi i due figli del chirurgo che lo aveva operato. Questo eccezionale medico, sebbene sopraffatto dal proprio dolore, continuò a intervenire sui feriti senza mai fermarsi.
Ora che sono un medico e non più giovane, mi addolora ogni notizia di vittime di qualsiasi conflitto bellico si tratti, specialmente riguardo alle condizioni estreme in cui le popolazioni civili vengono a trovarsi. Questo stride ancor di più, se guardiamo le importanti scoperte scientifiche che permettono lo sviluppo sia di terapie straordinarie sia di ausili innovativi, come es. il comando mentale per gli strumenti di aiuto per le persone completamente paralizzate.
Dovremmo quindi rassegnarci e smettere di sperare che guerre e distruzioni finiscano, rimanendo spettatori impotenti di queste sofferenze infinite?